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UN DON CHISCOTTE DEI GIORNI NOSTRI

Qualche settimana fa ho ricevuto una lettera di presentazione con relativo CV da una persona di cui, per ovvie ragioni, non farò il nome.
La lettera iniziava in questo modo:
“Ho 53 anni, mi chiamo XXXX XXXX e sono alla ricerca di nuove opportunità professionali.
A scanso di equivoci, ho voluto subito evidenziare la mia età, perché se reputate che come “Over 50” non abbia più motivazioni, spirito di iniziativa, energia e sia obsoleto rispetto a candidati più giovani, conviene cestinare immediatamente il mio CV.
Se, invece, ritenete che come “Over 50” possa avere le competenze per poter gestire qualsiasi tipo di progetto, la freddezza di affrontare situazioni difficili, le capacità di formare collaboratori e abbia ancora la voglia di progettare, guidare, promuovere e viaggiare, il mio CV potrebbe essere di Vostro interesse.”
Proseguiva con un breve excursus sulle esperienze professionali avute (di tutto rispetto) e concludeva in questo modo:
“Curiosità, iniziativa, spirito di adattamento, orientamento ai risultati, coinvolgimento e motivazione delle risorse dirette ed indirette sono state sempre le leve da me impiegate per contribuire al raggiungimento degli obiettivi aziendali.
Ultimamente, ho accresciuto le mie competenze, seguendo corsi di…..
Qualora esperienze, skills ed età risultino di interesse, mi renderò disponibile per un colloquio di approfondimento.
 Distinti Saluti
XXXXX
Devo dire che la lettera mi ha colpito molto.
Da una parte, ho letto la rabbia e frustrazione di un manager che per qualche motivo è uscito dal mondo del lavoro e che non riesce a trovare una nuova ricollocazione, sebbene abbia inviato centinaia di CV e risposto a centinaia di offerte di lavoro, senza che nessun Head Hunter lo abbia mai preso in considerazione.
Dall’altra leggo ancora una determinazione e una volontà di ribellarsi ad una condanna anagrafica, fissata sulla base di principi che ha difficoltà a comprendere, con la partecipazione a corsi di aggiornamento e seminari.
La sua rabbia e frustrazione nascono proprio da questa sorta di indifferenza che gli HH sembrano avere per gli over 50, come se non potessero essere ancora professionalmente utili.
Ora, io sarò anche di parte, avendo superato i 50 anni da diverso tempo, però credo che quelli della nostra generazione possano invece ancora ricoprire ruoli nelle aziende.
Questi cinquantenni hanno voglia di dimostrare di valere ancora, di saper lavorare duro, senza essere “accecati” dall’ambizione e dal successo a tutti i costi.
Hanno le spalle forti avendo superato già alcune tempeste per gestire con obiettività, meno stress e più calma le situazioni più complicate.
Saranno in grado di dimostrare riconoscenza a chi ha offerto loro un’altra opportunità e non è una cosa di poco conto per gli imprenditori, oggi.
Hanno esperienza da vendere e possono aiutare a crescere e formare i più giovani in una sorta di tutoring.
Magari possono non sapere utilizzare alcuni strumenti tecnici (ad es. informatici, social, ecc), ma hanno sempre la capacità di apprendere ed imparare. Mica sono scemi.
E’ un vero peccato che il capitale professionale e umano di una generazione di manager venga sprecato in questo modo. Non credo che l’età possa e debba essere considerata una discriminante a priori.
Conosco cinquantenni che sembrano ventenni (fanno sport estremi, sono pieni di interessi e aperti al nuovo), mentre molti trentenni hanno dimostrano una mentalità più chiusa e una pigrizia generale.
Lungi da me, l’idea di fare una guerra di classe, ribadisco però che le persone dovrebbero essere valutate su molti aspetti e non solo sull’età.
Beh, se inizialmente poteva sembrare una lettera di un Don Chiscotte di 50 anni, dopo averla letta e aver riflettuto, mi sono sentito in dovere di rivestire i panni del suo Sancho Panza….
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