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SOGNI E PRINCIPI

Di che materia sono fatti i sogni?
Certamente di passione, impegno, determinazione e tanta fatica…
In alcuni casi però i sogni si piegano a qualcosa di più elevato. I principi.
Ancora una volta, lo sport ci aiuta. Ci fa venire in mente grandi campioni che hanno battuto record, vinto medaglie e che sono diventati grandi stelle ed idoli: Cristiano Ronaldo, Federer, Michael Phelps, Federica Pellegrini o Pietro Mennea, Alberto Tomba e tanti tanti altri che sono ammirati in tutto il mondo.
Spesso li usiamo come esempi di determinazione ed impegno, di passione e fatica per realizzare i propri sogni, per raggiungere i vertici, per avere successo.
Alcune volte, però, i sogni si perdono, sporcati da brama di vittoria a tutti i costi. Si commettono degli errori che ci fanno cadere in basso.
Alcune volte, invece, i sogni vengono fermati dai principi
Peter Norman è uno che per i propri principi ha rinunciato ai propri sogni.
Alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968, Peter Norman, biondo australiano, era sul podio dei 200 m con i due atleti di colore Tommy Smith e John Carlos che protestarono con il pugno chiuso in un guanto nero con il capo chinato durante l’inno americano. Un gesto di protesta inaudito per quei tempi che voleva richiamare l’attenzione sul razzismo, povertà e violazione dei diritti umani e civili.
Peter Norman, bianco e australiano, si unì alla loro protesta: “Datemi uno dei vostri distintivi, sono solidale con voi. Si nasce tutti uguali e con gli stessi diritti” disse.
Appena giù dal podio la sua carriera finisce, bruciata e la sua vita diventerà un inferno. Norman non lo sa, non se lo aspetta e, probabilmente, non gli interessa.
Sarà discriminato in Australia. Non verrà convocato per le Olimpiadi del 1972, anche se risultava essere ancora il migliore atleta del suo paese e tra i migliori al mondo.
Lavorò sempre in modo precario precari e con occupazioni poco qualificate, al limite dell’indigenza. Cadde in depressione e fu vittima dell’alcol.
Nel 2006 quando morì i due atleti di colore Smith e Carlos, protagonisti di quella protesta, volarono in Australia e vollero portare sulle loro spalle la bara del loro amico australiano, volendo riconoscere tutto il valore dell’uomo e dell’atleta. Ma soprattutto dell’uomo.
Venne riabilitato solo alcuni anni dopo la sua morte.
Avrebbe potuto rinnegare quel gesto (gli fu chiesto dal Comitato Organizzatore delle Olimpiadi di Sidney nel 2000), avrebbe potuto speculare su quanto successo quel 16 ottobre del 1968. Ma non lo fece. Accettò le conseguenze di quel gesto perché lo riteneva profondamente giusto.
E soprattutto non se ne pentì mai.
Sarebbe bello che la storia di Norman venisse conosciuta da giovani, manager, imprenditori, di oggi e domani, in modo da capire quanto siano importanti i principi, le regole, il rispetto, la parola data. E quanto sia difficile e dura la strada per tener loro fede. Ma anche quanto riuscire ad essere coerente possa dare un senso alla propria vita.
E’ vero, alcune volte i sogni non si realizzano. Alcune volte, possiamo arrenderci prima, in alcuni casi, le difficoltà sembrano insormontabili, ma quando i sogni vengono spezzati dai principi, allora il sogno non si perde, ma si eleva ad un livello superiore. Il sogno diventa Insegnamento Vero.
E’ giusto fissare i propri obiettivi e fare di tutto per raggiungerli, ma mai rinnegando quello che si è, le nostre regole morali, la nostra etica. E’ questo che fa la differenza tra Vincitori e Vinti.
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