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SOFT E HARD SKILLS

A scuola, ci hanno insegnato come si risolve un problema di matematica o un’equazione, come si fa una traduzione di latino e, per i più fortunati anche di greco, come fare un disegno a mano libera o una proiezione ortogonale.
L’essere bravi dipendeva dalla nostra capacità di apprendere quelle nozioni e di replicarle al meglio.
Anche all’Università, quasi sempre, il voto degli esami dipendeva dalla nostra capacità di ripetere quanto appreso sui libri o a lezione.
In passato, anche nel mondo del lavoro, si richiedevano azioni ripetitive e meccaniche, tanto in fabbrica quanto negli uffici (e in alcuni uffici pubblici forse ancora lo richiedono).
Per anni abbiamo sviluppato e ci hanno richiesto di sviluppare solamente capacità tecniche, le cosidette Hard Skills.
Oggi, invece, la società in cui viviamo, registra scenari in continua evoluzione e caratterizzati da elevata turbolenza. Assistiamo a globalizzazione dei mercati e crisi economiche e finanziarie, elevata competitività e processi di concentrazione delle imprese, innovazione continua (prodotti servizi processi) e cambiamenti strutturale della domanda e aumento generalizzato delle complessità aziendali.
In contesti così dinamici ed instabili, i Manager, a qualunque livello dell’organizzazione, devono essere in grado di interfacciarsi sempre più con:
  • Processi lavorativi non sempre lineari e presenza di obiettivi diversificati e non sempre chiari
  • Organizzazioni flessibili e non più gerarchiche
  • Complessità e limitatezza delle risorse da gestire che richiedono coinvolgimento e motivazione
  • Orientamento al problem solving
  • Ritmi di lavoro intensi e elevati livelli di responsabilità e di stress
E’ necessario, quindi, che il manager affianchi quindi alle hard skills, anche competenze emotive di tipo cognitivo, relazionale e di comunicazione.
Deve essere in grado di prendere decisioni, assumersi responsabilità e rischi, risolvere conflitti a tutti i livelli e trovare soluzioni, acquisire doti di comunicazione, gestire le emozioni e essere capace di guidare e motivare.
Non sono materie facili, perché hanno a che fare con la capacità di relazionarsi, ma, come tutte le cose, possono essere insegnate ed imparate. Sappiamo bene che tutto si può imparare, anche i modelli di comportamento appena elencati e così necessari.
Tutto si può imparare, come si impara a cucinare o a suonare il pianoforte.
E’ un attività che richiede tempo ed impegno perché in molti casi dovremo modificare comportamenti, atteggiamenti ed approcci modalità fortemente interiorizzati nel tempo.
Peccato che attività così importanti non fanno parte di alcun programma scolastico ed universitario. Sarebbe bello che anche queste diventassero materie di studio sin dai primi anni di scuola.  Allora si, che i nostri giovani laureati avrebbero un sprint maggiore e, forse, un vantaggio competitivo unico al mondo.
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