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OLIMPIADI, COACH E PMI

Si sono appena concluse le Olimpiadi invernali in Corea e abbiamo avuto modo di festeggiare vincitori e medaglie (soprattutto dalla squadra femminile), rimpiangere occasioni perse o sfumate (soprattutto dalla squadra maschile), osservare e curiosare fenomeni e tendenze.
Tra le tante cose, una mi è parsa più evidente delle altre: tutti gli atleti di vertice hanno accanto a loro un Mental Coach o adottano tecniche di Mental Coaching.
Federica Brignone ha lavorato sull’idea di vivere i Giochi come una gara qualsiasi in modo da ridurre tensioni e stress.
Sofia Goggia nelle interviste a più volte fatto riferimento a concetti come performance e non risultato, focus e visualizzazione come strumenti per la discesa perfetta.
La squadra finlandese di Snowboard ha utilizzato l’uncinetto per ridurre la tensione con un’attività che aiuta a liberare la mente prima di una prova tecnica.
In base a quanto osservato alle Olimpiadi e non solo, possiamo dire che, nello sport, il Mental Coaching si sta progressivamente “sdoganando” come un’attività imprescindibile per raggiungere risultati di eccellenza.  In altri ambiti, invece, fa più fatica ad imporsi, come ad esempio nel Business e, soprattutto, nel mondo delle PMI.
In questo momento, in cui molte di loro stanno cercando di modernizzarsi, per riposizionarsi e meglio affrontare le sfide dei mercati attraverso nuovi investimenti in tecnologie, innovazioni e sviluppo non si deve sottovalutare l’importanza e l’impatto che il Coaching potrebbe avere nell’ambito delle organizzazioni aziendali.
Trasmettere valori, creare un know how condiviso e riconosciuto, condividere modalità di lavoro e integrare nuovi processi organizzativi, creare un clima di lavoro sereno e produttivo, collaborazione e sostegno alle performance individuali e di squadra superare resistenze emotive e cognitive sono solamente alcuni aspetti di cui si occupa il Coaching in ambito Business.
Sarebbe una grave svista ignorare tutti questi elementi o peggio etichettarli come “mode passeggere”, dalle quali tenere le distanze perché reputate meno importanti o addirittura superflue rispetto ad altre competenze più specificamente tecniche.
Per eccellere servono le une quanto le altre, così come abbiamo visto che per gli atleti serve sia la preparazione fisica che quella mentale e il Mental Coach in azienda può aiutare a svilupparle.
In questa opera di “convincimento” sull’importanza del ruolo, è fondamentale l’azione degli stessi Coach che non dovrebbero compiere alcuni errori, che io reputo imperdonabili, quali l’autocelebrazione (un conto è promuovere la propria attività, un’altra è autoincensarsi), il promettere risultati e successi incredibili (si può, però, promettere supporto al cliente nel raggiungere i risultati desiderati), esaltare a dismisura il proprio cliente (un conto e motivare un conto farlo credere il fenomeno dei fenomeni).
I Coach non devono apparire né santoni, né maghi con la bacchetta magica, bensì professionisti seri e preparati ad affiancare le aziende, gli imprenditori e i manager in un processo di educazione e crescita professionale il cui unico fine è lo sviluppo e il miglioramento delle performance aziendali.
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