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LO SPORT E I SUOI VALORI

Negli ultimi anni, assistiamo ad un proliferare di atleti, allenatori, ex sportivi che scrivono libri, tengono seminari aziendali, vengono invitati a trasmissioni ed eventi non solo sportivi per raccontare la loro esperienza. Alcuni interessanti, altri forse un po’ meno.
Il primo, in Italia, è stato Julio Velasco che, con la sua generazione di fenomeni, vinse due mondiali di volley e sdoganò negli anni 90 lo sport dal semplice ambito fisico per estenderlo ad orizzonti più ampli.
Per alcuni sembrò una novità, alcuni storsero il naso pensando “che cosa vuoi che possa insegnare un allenatore di pallavolo o di calcio o un pugile o…”
Sotto sotto, sebbene siano passati ormai più di vent’anni, qualcuno lo pensa ancora. Ma facciamo un passo indietro, anzi, un bel salto fino…
… nell’Antica Grecia, dove filosofi, come Socrate, Platone ed Aristotele, esaltavano le potenzialità educative dello sport e la sua straordinaria capacità di contribuire allo sviluppo dell’individuo.
Socrate era convinto che l’esercizio della ginnastica servisse più alla mente o all’anima che al corpo, aiutando le sue parti spirituali ad essere più in armonia tra loro.
Secondo Platone, attraverso l’esercizio fisico si formavano e selezionavano il tipo di persone che dovevano avere l’autodisciplina, la resistenza psicologica e la dedizione verso lo Stato.
Aristotele invece affermava che la virtù del carattere era il risultato dell’abitudine, di cui allenamento e la preparazione fisica ne sono un esempio.
Anche alla fine del 1800, un certo Barone de Coubertin, inventore dei moderni Giochi Olimpici, credeva che lo sport rappresentasse una possibile fonte di miglioramento interiore.
Nei suoi pensieri, lo spirito olimpico doveva esaltare ed unire in un equilibrato insieme le qualità del corpo, della volontà e della mente.
Infine, tanto per non diventare prolisso, molti artisti contemporanei, Guttuso ad esempio, vedevano lo sport come rappresentazione e realizzazione dei valori della vita.
Arte e Sport, secondo lui, condividono la capacità di aprire le nostre menti alla possibilità di sviluppare le più alte capacità cognitive per concepire concetti fondamentali come bellezza e bene.
Chi ha insegnato, allenato o praticato sport a livello agonistico ha compreso quanto le discipline sportive rappresentino uno strumento educativo, di apprendimento e di crescita personale e di gruppo.
Chi ha insegnato, allenato e praticato sport ha verificato sulla propria pelle come un coinvolgimento Emotivo, Cognitivo e Fisico migliori il processo di apprendimento.
Chi ha insegnato e praticato sport, senza ricorrere a doping, ha capito che il buon risultato si ottiene solo:
  • affrontando gli ostacoli e le fatiche, non schivandole;
  • nel trarre insegnamento dalle sconfitte ed insuccessi
  • nel lottare e non arrendersi
  • nel conoscere i propri limiti e provare a superarli
Ma, soprattutto, lo sport ha insegnato che il successo non è scontato, che non tutti gli sforzi vengono premiati.
Può accadere che le cose non sempre vadano come avevamo previsto, perché, non sempre, tutto può essere previsto. Non sempre tutto può dipendere solo da noi.
Sono queste, secondo me, le storie di sport più belle da sentire.
Ascoltare le sconfitte, non per godere degli insuccessi altrui, ma perché in una società come quella di oggi, dove bisogna per forza vincere dove c’è spazio solo per i vincitori, è necessario, invece, abituarci a perdere.
Abituarci a ritentare, a non arrendersi alle prime avversità, perché sconfitte e fallimenti possano rappresentare gli ingredienti di possibili futuri successi.
E se i successi non dovessero arrivare saremo comunque diventati più forti ad affrontare gli urti della vita.
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