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DUBAI E IL CONCETTO DI VISION

Oltre 30 anni fa, gli Emirati Arabi decidono di emanciparsi dal petrolio, considerata la loro unica risorsa economica.
Iniziano a sviluppare nuovi asset strategici strettamente legati tra loro quali: Turismo, Tecnologie, Commercio e Logistica. Una scelta coraggiosa, forse folle che vede la pianificazione di ingenti investimenti strutturali, ma che ha portato risultati incredibili.
In pochi anni, Dubai diventa meta esotica con i suoi hotel, attrazioni da sogno, diventando centro dello shopping e del lusso, ma anche della finanza e del commercio, tanto da diventare un benchmark a livello globale.
Arrivano, sostano e ripartono milioni di turisti, grazie ad un aeroporto che è diventato il terzo hub mondiale (con 88 milioni di transiti nel 2018 e un miliardo complessivi, di cui 500 milioni negli ultimi 7 anni).
La linea area Emirates per livello di qualità e servizio e numero di collegamenti nel mondo è tra le più apprezzate dai viaggiatori.
La posizione centrale, con un terzo della popolazione mondiale a meno di 4 ore di distanza, rende Dubai un centro logistico di eccellenza.
Le scelte strategiche sono state vincenti, visto la crescita del paese e la riduzione della voce petrolio sul Pil nazionale (23%).
Ora, da italiano, mi viene naturale fare alcuni confronti. Gli asset su cui Dubai ha sviluppato la sua crescita, in gran parte, il nostro paese già li aveva: turismo e lusso in primis, molte infrastrutture, sebbene un po’ invecchiate erano già presenti, senza dimenticare la posizione centrale nello scacchiere europeo e Nord Africano.
Non voglio entrare nel merito dell’occasione persa dall’Italia, per non essere annoverato tra i disfattisti capaci a puntare solo il dito contro.
Credo, però, che il caso di Dubai e degli Emirati Arabi possa insegnare qualcosa a tutti noi; l’ingrediente principale di questo successo sia da ricondurre ad una visione strategica di lungo periodo.
Da uomo d’azienda, mi hanno insegnato ad avere una “vision” e fissare gli obiettivi a lungo termine.
Definire una vision significa indicare la proiezione di uno scenario che un imprenditore vuole “vedere” nel futuro e che rispecchia i suoi valori, i suoi ideali e le sue aspirazioni generali.
Avere una vision significa immaginare quello che vorrò essere da grande, fissare gli obiettivi a lungo termine ed è importante essere anche un po’ folli nel farlo.
E’ quello che la città di Dubai e gli Emirati Arabi hanno fatto. Sarebbe curioso sapere quanti, 30 anni fa, avrebbero scommesso sul loro piano per uscire dalla dipendenza petrolifera. Francamente, non credo molti (ed io tra questi). Anzi, la maggior parte avrebbe suggerito di insistere sull’oro nero, considerando assolutamente assurdo il loro programma.
Attenzione, però, non bisogna scordarsi che bisognerà agire anche nel breve e nel medio.
Questo è fondamentale, non saremo mai in grado di prevedere tutto ed è necessario fissare degli obiettivi intermedi di breve e medio periodo, ma coerenti con il lungo percorso che si dovrà fare per realizzare il nostro sogno.
Gli obiettivi non possono cambiare in continuazione, possono essere adattati con flessibilità alla situazione contingente, ma mai perdere di coerenza con il disegno generale. Anche una barca cambia rotta, a causa di una tempesta, ma non è detto che debba cambiare il suo punto d’ approdo.
Vision, programmazione, coerenza e flessibilità sono ingredienti imprescindibili di una strategia vincente.
Dubai è un esempio di follia vincente così calzante che mi viene voglia di cantare una vecchia canzone di Alberto Sordi riadattandola così: “ma DUBAI se la VISION non ce l’hai”…
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