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DIGITO ERGO IMPRENDO

La digitalizzazione è il processo di trasformazione di un’informazione (dato, immagine, suono, ecc) in un formato digitale ed interpretabile da un computer al fine di estendere e aumentare i confini e la massa di informazioni fruibili.

Grazie alla digitalizzazione (che ha sostituito il mondo analogico) si è reso necessario riorganizzare in modo più efficiente le nostre conoscenze e le informazioni a nostra disposizione.

Questo ha determinato grandi cambiamenti nella vita di tutti i giorni e nel lavoro, rivoluzionando il mondo delle aziende in termini di produzione, organizzazione e flussi.

Basti immaginare, facendo l’esempio più banale, come le comunicazioni interne tra uffici venivano trasmesse 25 anni fa. Oppure le archiviazioni di documenti contabili. E tanti altri esempi semplici e calzanti.

Le aziende hanno avuto, come era prevedibile, un’iniziale difficoltà nel gestire questo cambiamento ed oggi, la grande sfida delle imprese non è più implementare nuove tecnologie e acquisire montagne di dati, bensì ordinarli e utilizzarli in maniera efficace per consentire il vero salto di qualità.

E’ stato stimato, infatti, che attraverso l’”efficientamento” nella gestione delle informazioni si riesca ad aumentare l’efficienza produttiva di oltre il 20% con riflessi su margini e fatturati.

Questa nuova sfida che le aziende devono affrontare oggi, deve essere vista non come un progetto ma come un processo che riguarda l’azienda nella sua interezza.

Va bene raccogliere informazioni, ma il processo ideale deve prevedere un’attività sistematica e continua sul potenziamento dei processi esistenti e la loro applicabilità a tutte le fasi della catena del valore. Solo in questo modo si potranno cogliere tutti i vantaggi.

Vantaggi che si possono tradurre nella possibilità di poter innovare l’offerta di prodotti e servizi rafforzando il core business per arrivare, successivamente, a sviluppare e costruire nuovi modelli di business.

Il processo ideale di implementazione deve prevedere una forte convinzione nel voler investire e una capacità di gestione e guida focalizzata all’adeguare sistemi e l’organizzazione oltre le competenze professionali già esistenti.

Ancora una volta, torniamo alla necessità di porre l’attenzione al capitale umano: re-skillare, riorganizzare e gestire il cambiamento possono avere successo solo e unicamente quando in azienda ci sono valori e obiettivi condivisi.

Ancora una volta, non è la tecnologia, ma sono le persone il fattore decisivo del cambiamento. Ancora una volta la credibilità, la motivazione e la leadership consentono e spingono il cambiamento.

E se per le grandi aziende questo può essere facilitato da una maggiore cultura al cambiamento e maggiori capitali, per le PMI, meno abituate a programmare, lavorare sulle risorse umane e a indirizzare risorse, le cose si fanno un po’ più difficili.

Bisogna, però, che gli imprenditori escano dal loro guscio ed inizino a fare massa critica, attraverso consorzi, distretti di settore e syndacation orientate a costruire sistemi collaborativi e alleanze per aprire le porte alle nuove prospettive e alle vere potenzialità che l’informazione digitale offre.

Solo in questo modo potranno continuare a stare sul mercato e competere con quelle che in qualche modo sono state in grado di organizzarsi prima e affrontare il futuro con maggiore consapevolezza.

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